Storia

Con DPR del 18 dicembre 1973 n. 1178 si è regolarizzata in Italia l’istituzione di alcuni conservatori di musica tra cui quello di Vibo Valentia che, a decorrere dal 1 ottobre 1970, ai sensi dell’art. 16 della Legge 31 dicembre 1962 n.1859, è sezione staccata del Conservatorio Statale di Musica di Reggio Calabria.

Con DPR del 23 giugno 1989 è istituito, a decorrere dal 1 ottobre 1989, il Conservatorio Statale di Musica di Vibo Valentia con annessa scuola media riconosciuto ai sensi dell’art. 1 della Legge 2 marzo 1963 ente dotato di autonomia amministrativa sottoposto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione.

Il Collegio dei professori ha intitolato il Conservatorio al vibonese Fausto Torrefranca convinto sostenitore della tradizione strumentale italiana e apprezzato docente di storia e estetica musicale presso le Università di Roma, la Cattolica del Sacro Cuore di Milano e, come ordinario, di Firenze.

Fausto Torrefranca, il cui vero cognome era Acanfora, nacque a Monteleone di Calabria, oggi Vibo Valentia, il 1° febbraio del 1883 da genitori dell’alta borghesia siciliana, dove il padre ricopriva il ruolo di      sottoprefetto della città, nell’azione di governo seguita all’unità d’Italia. Torrefranca nella nostra città trascorrerà la prima infanzia, fino al trasferimento del padre a Sassari dove era stato nominato Prefetto.  Dopo la laurea in ingegneria, conseguita presso il Politecnico di Torino, entrò nella Fiat e poiché “il vecchio Agnelli mal tollerava che i suoi ingegneri s’occupassero di altro”, nelle pubblicazioni fu costretto ad  operare lo pseudonimo di Torrefranca, utilizzando il predicato nobiliare della madre, Marianna Sansone di Torrefranca. Nel 1913, dopo essersi dimesso dalla Fiat, gli fu conferita la libera docenza di storia della  musica dalla Regia Università di Roma, cui seguirono gli incarichi presso quelle di Milano e Firenze. Fu anche bibliotecario nei conservatori di musica di Napoli e Milano.

Figura poliedrica e di alto spessore culturale e umano, dopo la grande guerra, alla quale partecipò come volontario e fu anche ferito, fece parte del governo interalleato dell’Alta Slesia, con incarichi diplomatici  anche a Parigi.

Torrefranca fu il primo maestro della moderna musicologia italiana: se oggi la cultura musicale è in Italia più diffusa e, soprattutto, più scientificamente e solidamente fondata, il merito, in gran parte, va attribuito  alla battaglia incessante da egli condotta per decenni nel primo Novecento, durante i quali riuscì a dare, talvolta anche con vigore polemico , una vigorosa e severa scossa alla pigrizia e povertà mentale di  quanti, si atteggiavano ad intenditori, a critici, a storici della musica, a intellettuali di varia natura che, noncuranti dei veri valori artistici, immiserivano la cultura e il gusto nell’esaltazione degli epigoni del  melodramma ottocentesco.

All’inizio del ‘900, quando Torrefranca conduceva la sua battaglia contro l’estetica musicale allora imperante – incentrata da una parte sull’artificiosa schematicità della classificazione delle forme stilistiche e  dall’altra sui valori del sentimentalismo – per imporre la conoscenza e la valutazione del patrimonio della musica strumentale italiana del ‘700, del quale soltanto poche opere e pochi autori erano conosciuti,  essendo la musica strumentale relegata nell’oblio dalla diffusione e dalla popolarità del melodramma. Anche della grande arte strumentale tedesca giungeva in Italia un’eco pallida, l’insegnamento stesso della  composizione nelle scuole musicali italiane aveva come modello e come scopo principale il melodramma.

Dalla ricerca di Torrefranca emerge, per la prima volta, il grande e ignorato patrimonio strumentale del Settecento, tanto da suggerirgli di avanzare e sostenere, anche contro vivaci opposizioni, la tesi che dà il titolo ad uno dei suoi libri più discussi Le origini italiane del romanticismo tedesco, tesi successivamente condivisa da studiosi stranieri.

Prima dell’esplorazione di Torrefranca appariva, ancora più oscuro del Settecento, un altro periodo storico rimasto fino ad allora quasi completamente sconosciuto: il Quattrocento. Se del Settecento si ignorava la produzione strumentale , ben nota era quella melodrammatica. Per il Quattrocento musicale italiano, invece, vi era un vuoto quasi totale e generale nei riguardi di una produzione italiana originale e autonoma, essendo ritenuti i compositori italiani imitatori dei polifonisti fiammighi.

I suoi scritti spaziano dalle origini della musica all’estetica e alla critica musicale fino alla prima metà del ‘900, si tratta di studi di rilevante importanza, attraverso i quali emerge i significativo ruolo svolto da Torrefranca per la rinascita della cultura musicale italiana.

Giuseppe Ferraro