Storia

All’inizio dell’anno scolastico 1970/71 nella città di Vibo Valentia, insieme all’apertura di numerose scuole di vario orientamento di cui Vibo è ricca, schiude per la prima volta i battenti un nuovo Istituto, il Conservatorio di Musica. Conquista importante per qualsiasi città, per Vibo rappresenta ancora di più: non solo orgoglio di città ricca di antiche tradizioni culturali, ma il naturale e felice risultato di un crescendo di interessi umanistici e soprattutto musicali. Le origini di questa cultura musicale sono antichissime: la Calabria è sempre stata ricca di tradizioni popolari, in cui la musica si è inserita naturalmente come elemento determinante, inoltre Vibo può vantare di aver dato i natali ad uno dei più autorevoli musicologi del nostro paese della prima metà del secolo scorso: Fausto Torrefranca, che si è dedicato in particolar modo con interessanti intuizioni al Quattrocento musicale italiano. Padre della musicologia è stato il primo a creare la cattedra universitaria di storia della musica ed estetica musicale, cattedra assegnatagli per meriti straordinari. Il Conservatorio di Musica “Fausto Torrefranca” di Vibo è dunque istituzione giovane, sorta in un primo tempo come sezione staccata del Conservatorio di Reggio Calabria e resasi autonoma dal 1° ottobre 1989 con DPR 23/06/1989. Fino al raggiungimento dell’autonomia il Conservatorio è stato retto da fiduciari nominati dalla sede di Reggio Calabria.

Negli anni si sono succeduti in qualità di fiduciari la Prof.ssa Angela Masneri, che ne ha assolto l’incarico per i primi due anni, il M° Fernando Romano e soprattutto il M° Antonio Sirignano, che ha ricoperto questo incarico per otto anni. Dal 1991 il Conservatorio “Fausto Torrefranca” è stato diretto dal M° Antonella Barbarossa fino all’elezione dell’attuale Direttore, M° Francescantonio Pollice, insediatosi nel febbraio 2014. Le cospicue attività formative promosse ogni anno in aggiunta a quelle accademiche e la costituzione dell’orchestra, attiva sia in formazione da camera che in quella sinfonica, hanno consentito a docenti e studenti di confrontarsi con ospiti di livello internazionale e di maturare notevole esperienza culturale e musicale. Nel 2003 il Conservatorio ha ottenuto l’autorizzazione a istituire il Politecnico Internazionale “Scientia et Ars” finalizzato all’0attivazione, primo in Italia, del biennio di secondo livello. Nel 2007 gli è stata assegnata, da parte della Commissione Europea, la “Carta Universitaria Estesa Erasmus” che gli ha consentito di entrare nei circuiti dell’ ”European Community Action Scheme for the Mobility of University Students”. Dall’anno accademico 2014/15 sono attivati i corsi accademici triennali di primo livello e da quest’anno, si spera, i corsi accademici di secondo livello, mentre continuano a sussistere i corsi di vecchio ordinamento (ad esaurimento) ed i corsi pre-accademici, sia interni al Conservatorio sia in partnership con numerose istituzioni musicali di tutto il territorio calabrese.

Fausto Torrefranca, il cui vero cognome era Acanfora, nacque a Monteleone di Calabria, oggi Vibo Valentia, il 1° febbraio del 1883 da genitori dell’alta borghesia siciliana, dove il padre ricopriva il ruolo di      sottoprefetto della città, nell’azione di governo seguita all’unità d’Italia. Torrefranca nella nostra città trascorrerà la prima infanzia, fino al trasferimento del padre a Sassari dove era stato nominato Prefetto.  Dopo la laurea in ingegneria, conseguita presso il Politecnico di Torino, entrò nella Fiat e poiché “il vecchio Agnelli mal tollerava che i suoi ingegneri s’occupassero di altro”, nelle pubblicazioni fu costretto ad  operare lo pseudonimo di Torrefranca, utilizzando il predicato nobiliare della madre, Marianna Sansone di Torrefranca. Nel 1913, dopo essersi dimesso dalla Fiat, gli fu conferita la libera docenza di storia della  musica dalla Regia Università di Roma, cui seguirono gli incarichi presso quelle di Milano e Firenze. Fu anche bibliotecario nei conservatori di musica di Napoli e Milano.

Figura poliedrica e di alto spessore culturale e umano, dopo la grande guerra, alla quale partecipò come volontario e fu anche ferito, fece parte del governo interalleato dell’Alta Slesia, con incarichi diplomatici  anche a Parigi.

Torrefranca fu il primo maestro della moderna musicologia italiana: se oggi la cultura musicale è in Italia più diffusa e, soprattutto, più scientificamente e solidamente fondata, il merito, in gran parte, va attribuito  alla battaglia incessante da egli condotta per decenni nel primo Novecento, durante i quali riuscì a dare, talvolta anche con vigore polemico , una vigorosa e severa scossa alla pigrizia e povertà mentale di  quanti, si atteggiavano ad intenditori, a critici, a storici della musica, a intellettuali di varia natura che, noncuranti dei veri valori artistici, immiserivano la cultura e il gusto nell’esaltazione degli epigoni del  melodramma ottocentesco.

All’inizio del ‘900, quando Torrefranca conduceva la sua battaglia contro l’estetica musicale allora imperante – incentrata da una parte sull’artificiosa schematicità della classificazione delle forme stilistiche e  dall’altra sui valori del sentimentalismo – per imporre la conoscenza e la valutazione del patrimonio della musica strumentale italiana del ‘700, del quale soltanto poche opere e pochi autori erano conosciuti,  essendo la musica strumentale relegata nell’oblio dalla diffusione e dalla popolarità del melodramma. Anche della grande arte strumentale tedesca giungeva in Italia un’eco pallida, l’insegnamento stesso della  composizione nelle scuole musicali italiane aveva come modello e come scopo principale il melodramma.

Dalla ricerca di Torrefranca emerge, per la prima volta, il grande e ignorato patrimonio strumentale del Settecento, tanto da suggerirgli di avanzare e sostenere, anche contro vivaci opposizioni, la tesi che dà il titolo ad uno dei suoi libri più discussi Le origini italiane del romanticismo tedesco, tesi successivamente condivisa da studiosi stranieri.

Prima dell’esplorazione di Torrefranca appariva, ancora più oscuro del Settecento, un altro periodo storico rimasto fino ad allora quasi completamente sconosciuto: il Quattrocento. Se del Settecento si ignorava la produzione strumentale , ben nota era quella melodrammatica. Per il Quattrocento musicale italiano, invece, vi era un vuoto quasi totale e generale nei riguardi di una produzione italiana originale e autonoma, essendo ritenuti i compositori italiani imitatori dei polifonisti fiammighi.

I suoi scritti spaziano dalle origini della musica all’estetica e alla critica musicale fino alla prima metà del ‘900, si tratta di studi di rilevante importanza, attraverso i quali emerge i significativo ruolo svolto da Torrefranca per la rinascita della cultura musicale italiana.

Giuseppe Ferraro